Amministrative 2012

Notizie e spunti su candidati e città al voto

Posts tagged Leoluca Orlando

May 22

Ballottaggi, Partito Democratico. Come è andata a finire

Il Centro Italiano Studi Elettorali (Cise) lo sottolinea:”I rapporti di forza fra “centrodestra” e “centrosinistra” si sono ribaltati: da 92-55 a 34-85”. Dal 2007 ad oggi, quindi, abbiamo assistito ad un lento, travagliato ma progressivo spostamento del voto: cinque anni fa la Casa delle Libertà, all’ultimo stadio prima della trasformazione del contenitore politico, raccoglieva successi in tutto il paese, in particolare al Nord dove l’asse Forza Italia - Lega garantiva vittorie e considerazione politica all’annosa questione settentrionale, mentre la vasta ed eterogenea coalizione di centrosinistra, con un Ulivo costretto a fare i conti con le difficoltà del Governo nazionale, perdeva amministrazioni in città storiche e importanti. Nel 2008, 2009 e, parzialmente, anche nel 2010 abbiamo assistito alla sostanziale tenuta della coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, con un Popolo della Libertà agli apici del consenso e una Lega che “conquistava” Regioni chiave come Veneto e Piemonte, mentre il principale partito di opposizione, il Pd, stazionava su percentuali discrete ma non sufficienti per ribaltare i rapporti di forza. Con le amministrative 2012 quegli stessi rapporti di forza sono cambiati ma è giusto parlare di successo del Partito Democratico e della tanto vituperata alleanza di Vasto? Mi limiterei a definirla una mezza vittoria. Cerchiamo di capire il perché.

Partito Democratico. Sommate ai tre successi del primo turno sono 15 le vittorie della coalizione di centrosinistra nei 26 capoluoghi al voto in questa tornata amministrativa (16 se consideriamo anche Belluno, dove il candidato ufficiale del centrosinistra è stato sconfitto da un candidato civico ex Pd). Il 60% dei capoluoghi sarà governato da amministrazioni di centrosinistra. Ieri i principali esponenti del Partito Democratico si sono spesi per difendere una vittoria ai loro occhi netta, inequivocabile ed indiscutibile. Al di là delle considerazioni “emotive” dei leader del partito è giusto evidenziare alcuni aspetti che, almeno in parte, ridimensionano la portata di questa presunta vittoria elettorale:

1. La tanto discussa alleanza di Vasto (Pd - Sel - Idv) ha sancito, attraverso il meccanismo delle primarie di coalizione (e non di partito come vorrebbero molti esponenti di punta del Pd), la vittoria di molti candidati che non appartengono al principale partito. Nulla di eccepibile in un sistema che prevede proprio la selezione della futura classe dirigente sulla base della volontà popolare, ma il fatto resta: dopo Milano e Napoli lo scorso anno, anche Genova e Palermo vedono trionfare candidati “non voluti” dal Partito Democratico. E’ indubbio che nella maggior parte delle città dove si sono svolte le primarie il candidato ufficiale del Pd abbia avuto la meglio, ma sarebbe un errore sottovalutare il peso delle scelte nelle grandi città metropolitane, dove il voto è più mobile e il risultato più pesante;

2. Il tasso di partecipazione su scala nazionale ai ballottaggi ha evidenziato un netto calo rispetto al primo turno (-14%), senza dimenticare che l’astensionismo aveva già dato segni importanti di crescita anche due settimane fa. Quindi, in ogni caso, è necessario confrontarsi con una serie di vittorie indiscutibili ma certamente favorite da un livello di astensione mai raggiunto. Il centrosinistra ha messo a segno  risultati rilevanti in tutto il Nord del paese, tornando ad amministrare in un territorio per decenni dominato dall’asse di centrodestra, ma ha vinto in centri importanti come Como e Monza dove hanno votato rispettivamente il 42% e il 44% degli aventi diritto. Meno di un elettore su due. Questo dato ci aiuta a decifrare il malcontento e lo spaesamento dell’elettorato settentrionale, improvvisamente orfano della coalizione Pdl - Lega, e in cerca di nuovi riferimenti politici. Riferimenti che, allo stato attuale, non esistono nel Partito Democratico, che ha vinto grazie (anche) al deciso incremento dell’astensionismo e, guarda caso, ha perso laddove l’affluenza non è crollata (Parma e Comacchio);

3. La base elettorale e il consenso per il Partito Democratico sono cresciuti nelle città dove si è votato? Abbiamo già visto al primo turno che non è andata esattamente così. Il Pd infatti ha retto in termini percentuali in alcuni capoluoghi ma ha perso voti in molti altri. Se il confronto inoltre si basa sui risultati del 2007, quando l’Ulivo di Prodi pagava il prezzo di un Governo nazionale duramente contestato, il dato è ancora più evidente: il Pd non è stato in grado di incrementare il suo consenso, la base elettorale “fedele” ha votato ma il tanto auspicato travaso di voti dal centrodestra al centrosinistra non si è materializzato. Soprattutto al Nord, dove si vincono le elezioni nazionali. L’elettorato deluso di centrodestra ha preferito restare a casa, contribuendo così alla vittoria dei candidati del centrosinistra, senza che questi ultimi potessero fare affidamento su voti nuovi e freschi.

In vista delle politiche del prossimo anno il partito di Bersani farebbe bene a riflettere sulla reale portata di questo successo: un partito bloccato intorno al 20% non garantisce certezze nel medio termine e un eventuale rinnovamento del contenitore politico del centrodestra (spazzato via da queste elezioni con dati catastrofici) potrebbe rinsaldare un elettorato settentrionale spaesato come nel 1993-94 e non ancora disposto a dare fiducia ai democratici.


May 13

Il ciclone Orlando si abbatte (ancora) su Palermo

Non ha lasciato scampo a nessun partito il ciclone Leoluca Orlando, nemmeno alla “sua” Italia dei Valori, che cresce in termini percentuali, ma sembra uno gnomo rispetto alle cifre che conferiscono la netta vittoria al candidato. Già tre volte Sindaco della città, già candidato alle regionali 2001 perse contro Totò Cuffaro, già candidato (sì, un’altra volta) al Comune di Palermo nel 2007 e sconfitto dal discusso Cammarata, oggi Orlando è tornato a gonfie vele a far discutere di sé, portando a casa un risultato che non si vedeva dai tempi d’oro della Rete. Un ottimo risultato personale, s’intende. Già perché il ciclone Orlando, oltre agli avversari, ha travolto praticamente tutti i partiti, drenando sulla sua figura rassicurante e già vista una gran parte dei voti che l’elettorato palermitano non avrebbe mai assegnato ai partiti tradizionali: tra il 47 e il 48%, è questo il sorprendente risultato incassato da Orlando al primo turno delle Comunali di Palermo, mentre le liste che lo sostengono si sono fermate poco sopra il 15%. Uno scarto di ben 33 punti percentuali tra candidato e liste è davvero alto ed è un chiaro indicatore del lento ma progressivo disincanto verso i partiti tradizionali. E’ vero che Italia dei Valori e La Sinistra non sono affatto due movimenti in grado di catalizzare un consenso così ampio, ma il crollo ha riguardato tutti indistintamente. 

Il Popolo della Libertà è il primo vero sconfitto di questa tornata e passa dalle percentuali record del decennio precedente (quando Forza Italia riusciva ad attecchire in tutta la Regione), come il 38% alle regionali 2008 o il 25% incassato da Fi e An alle Comunali 2007, ad un imbarazzante 8,3%. Per il partito di Alfano essere scesi sotto l’asticella del 10% rappresenta, eufemisticamente, una sconfitta. Senza precedenti. Anche l’Udc, che nel resto del paese ha sostanzialmente retto all’ondata di antipolitica, retrocede al 7,6% rispetto al 13,5% del 2008 e al 12% del 2007. Entrambi i partiti (soprattutto il primo) hanno scaricato la responsabilità della sconfitta sul giovane candidato Massimo Costa, considerato troppo debole dai dirigenti locali. Se da un lato questa argomentazione può essere credibile osservando i voti ottenuti da Costa (12,8%) e confrontandoli con le percentuali praticamente doppie delle liste che lo sostenevano (25,4%), dall’altro Pdl e Udc sono crollati anche a causa di dieci anni di amministrazione della città finiti sotto la lente d’ingrandimento di un Commissario governativo, tra enormi buchi di bilancio, società partecipate che hanno svolto il ruolo dei Centri per l’Impiego e scelte politiche quanto meno discutibili.

Dall’altro lato dello schieramento le cose non vanno meglio. Il candidato di (parte del) Pd e Sel Fabrizio Ferrandelli sarà lo sfidante di Orlando al ballottaggio ma dopo il primo turno parte con un distacco di circa trenta punti. Un abisso anche se in molti sostengono che ora si ricomincia da capo, riconquistando ogni singolo voto. Vedremo. Intanto i partiti che sostengono Ferrandelli hanno subito un brusco ridimensionamento: il Pd infatti ha preso meno voti del Pdl, e questo non sarebbe una novità in Sicilia, ma visto il modesto risultato del partito di Alfano era lecito aspettarsi che i democratici superassero la soglia del 10% mentre si sono fermati al 7,8%. E’ molto probabile che una parte della base del Pd abbia preferito Orlando a Ferrandelli dopo il discusso esito delle primarie di coalizione, come sembra confermare Giuseppe Alberto Falci su Linkiesta.  

Il risultato delle Comunali di Palermo avrà un riflesso anche sulla politica regionale. Il Movimento per le Autonomie del Governatore Lombardo si ferma al 7,5%, poco meno del risultato deludente del suo candidato, l’outsider Alessandro Aricò, che non va oltre l’8,9%. Nonostante il discreto 4,3% di Futuro e Libertà (se comparato con le percentuali minime del resto d’Italia) il nascituro Terzo Polo di stampo siculo ha deluso le aspettative. Lombardo lo sa e prova a giocarsi le ultime carte a disposizione lanciando il Nuovo Polo, un’aggregazione di forze moderate di centro composta da Fli, Mpa, Mps e Api, con l’obiettivo di accerchiare il Pd (che in Regione sostiene Lombardo) e rilanciare l’offerta politica in una Regione che sembra avergli improvvisamente voltato le spalle.

Insomma il ciclone Orlando ha colpito ancora, catalizzando voti e aspettative dei cittadini di Palermo. Anche in passato il già tre volte Sindaco è sempre riuscito a superare nettamente i voti delle coalizioni che lo sostenevano (+6% nel 2001, +7,5% nel 2007) ma in questa tornata il suo nome, forte e popolare, ha convinto quasi tutti gli elettori. Lasciando solo briciole agli avversari.  


Apr 29

Palermo, tutto (ancora) da decidere

Palermo è, tra i grandi centri urbani, quello dove regna più incertezza sull’esito delle prossime comunali. Palermo e la Sicilia sono le realtà che, nella storia della seconda Repubblica italiana, hanno anticipato il quadro politico che si sarebbe poi concretizzato su scala nazionale, a partire dal celebre 61 a 0 delle politiche 2001, quando tutti i collegi della Regione vennero conquistati dalla Casa delle Libertà, dando il via alla seconda, lunga stagione del Governo Berlusconi.

La Palermo che si appresta a votare oggi è una città ferita dai debiti, dalla mancanza di lavoro e da un’amministrazione (il Comune è commissariato), quella del due volte Sindaco Diego Cammarata, che non ha ottenuto grossi risultati negli ultimi anni. Dopo il dominio elettorale del centrodestra, iniziato nel 2001 e mai realmente ridimensionatosi, l’imminente tornata elettorale rappresenta(va) per il centrosinistra un’occasione d’oro per riprendersi il Governo della città. Peccato che la coalizione di Ferrandelli (vincitore delle primarie) si sia sfaldata, rimettendo in pista il già tre volte Sindaco Orlando che, non riconoscendo l’esito delle primarie, ha ottenuto l’appoggio di Idv, Verdi e Fds. Un centrodestra che sembrava in difficoltà è riuscito invece a ricompattarsi su Massimo Costa, mentre l’outsider Alessandro Aricò, sostenuto dai finiani e dal Governatore Lombardo, potrebbe rosicchiare punti preziosi agli avversari. Questo è il quadro a pochi giorni dal voto, ma nessuno è in grado di scommettere sul nome del prossimo Sindaco, anzi le quotazioni sono tutte per il ballottaggio, dove le coalizioni si rimescoleranno e il peso elettorale potrebbe definitivamente spostarsi sul candidato vincente.

La storia elettorale di Palermo nella Seconda Repubblica è più complessa di quanto si possa immaginare: Leoluca Orlando è stato eletto Sindaco nel 1993 e riconfermato nel 1997. Nel primo caso vinse con percentuali bulgare, oltre il 75% dei voti, per poi essere rieletto al primo turno con poco meno del 60%. La Palermo degli anni ‘90 non può essere definita una città “orientata a sinistra” perché il peso elettorale dei partiti di allora (Pds, RC, Verdi…) ha raramente superato il 15%. Nel ‘93 e nel ‘97 le vittorie di Orlando furono il frutto della personalità del Sindaco, molto apprezzato in città (tanto che il suo decennio viene spesso ricordato come la “Primavera di Palermo”), che con il suo movimento “La Rete” ottenne rispettivamente il 32 e 20%. Dieci anni dopo Orlando ci riprova puntando ancora sulla sua personalità: lo slogan “il Sindaco lo sa fare” ne è la palese dimostrazione.

Uscito di scena Orlando nel 2001, sulla scia di elezioni politiche che incoronarono Berlusconi e la Casa delle Libertà, Palermo passa nelle mani del centrodestra e del nuovo Sindaco Diego Cammarata che vince con il 56% dei voti (Fi 25%, CdU 13%, An 6%), per poi riconfermarsi nel 2007, sfidando proprio Orlando, con il 53,5% (Fi 19%, Udc 12%, An 6,3%). Quella che da molti è stata etichettata come la svolta definitiva verso il centrodestra del capoluogo siciliano in realtà si scontra con una realtà storica ben precisa: il 2001 e il 2007, infatti, furono due annate molto favorevoli alla coalizione di Berlusconi, nel primo caso con la netta vittoria alle politiche, nel secondo caso per le palesi difficoltà del Governo Prodi, accusato di “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”. In entrambi i casi la situazione politica nazionale si è riflessa sulla politica locale, anche a causa dell’enorme importanza simbolica che i partiti hanno sempre attribuito alle elezioni amministrative.

Non è un caso se anche le politiche 2008 e le europee del 2009 hanno visto la netta affermazione del neonato Pdl a Palermo, rispettivamente con il 46 e 35%. Attenzione però, per quanto possano persistere vecchi modi di interpretare la politica nel meridione d’Italia e per quanto la forza politica del centrodestra sia indiscutibile, queste nette affermazioni sembrano davvero il riflesso di un clima d’opinione nazionale che muta a seconda delle circostanze. Quello che Palermo potrebbe decretare tra meno di una settimana è l’inizio di un nuovo ciclo politico, con nuove alleanze e prospettive. Per la prima volta da molti anni le comunali palermitane si svolgono in un quadro completamente indecifrabile, dove a sorreggere il Governo nazionale non c’è uno dei due schieramenti ma parti di entrambi e le coalizioni saranno definite anche in base ai risultati delle amministrative nelle città metropolitane.  


Apr 23

Tra pizzo e partecipate. La Palermo che verrà

In una città ferita come Palermo si sprecano le idee su come intervenire per risollevarne le sorti. I candidati alla carica di Sindaco dell’era post Cammarata hanno discusso di due dei più grandi problemi del capoluogo siciliano, la mafia e le società partecipate dal Comune. 

Nel corso di un’iniziativa dell’associazione Addiopizzo Fabrizio Ferrandelli, candidato di Pd e Sel, ha dichiarato:

"La mia amministrazione sarà al fianco di tutti gli imprenditori, le associazioni e i soggetti che avranno la forza di denunciare: per loro ci sarà il taglio delle imposte comunali per cinque anni, l’intera durata del mandato".

Allo stesso incontro ha preso parte anche Orlando, candidato di Idv, Verdi e Fds, che ha sottolineato:

"Ho trovato molti punti in comune con chi, nel mondo dell’impresa e del lavoro, vuole affermare il principio della convenienza economica della legalità”.

Confindustria Sicilia da qualche anno ha deciso di cacciare gli imprenditori che, invece di denunciare un’estorsione, scelgono di pagare il pizzo alla criminalità organizzata. E proprio nella sede degli industriali palermitani si è svolto un altro incontro tra i candidati per discutere delle società partecipate, emblema di un’amministrazione che ha drenato soldi dalle casse comunali per versarli in carrozzoni clientelari, lasciando un preoccupante buco di bilancio. Ferrandelli e Aricò puntano tutto sulla costituzione di una holding dei servizi che accorpi le diverse gestioni, riduca i cda e ottimizzi le spese (occhio al precedente di Parma), Marianna Caronia, candidata del Pid, sponsorizza un piano strutturale di privatizzazioni, mentre è più cauta in merito la posizione di Orlando che propone un Patto per la Palermo produttiva ma non esclude l’ipotesi di gestione stralcio per l’intero Comune “come ha fatto Alemanno a Roma, con il sostegno del governo nazionale”. Potere dell’accentramento.


Apr 22
#OpenPalermo. Da un paio di giorni il candidato Sindaco Leoluca Orlando ha dato forma e sostanza alla campagna elettorale sul web. Dopo i dubbi sui follower e un sito personale piuttosto scarno, ieri Orlando ha scelto Google+ Hangouts per presentare Palermo città digitale. Con collegamenti da Cina, Stati Uniti, Belgio…e un confronto sui problemi della città e sulla sua attrattività internazionale.
Resta da capire se #openpalermo (ormai hashtag fisso di Orlando) sarà uno strumento temporaneo e “modaiolo” per promuovere la candidatura dell’ex Sindaco o se diventerà una vera bussola politica in caso di vittoria.

#OpenPalermo. Da un paio di giorni il candidato Sindaco Leoluca Orlando ha dato forma e sostanza alla campagna elettorale sul web. Dopo i dubbi sui follower e un sito personale piuttosto scarno, ieri Orlando ha scelto Google+ Hangouts per presentare Palermo città digitale. Con collegamenti da Cina, Stati Uniti, Belgio…e un confronto sui problemi della città e sulla sua attrattività internazionale.

Resta da capire se #openpalermo (ormai hashtag fisso di Orlando) sarà uno strumento temporaneo e “modaiolo” per promuovere la candidatura dell’ex Sindaco o se diventerà una vera bussola politica in caso di vittoria.


Apr 19

Palermo, elezioni social

Potrebbe andare a Palermo il “trofeo” per la campagna elettorale più attiva sul web. I candidati hanno preso d’assalto i social network e su Facebook,Twitter e Google+ provano a giocarsi una fetta importante della loro campagna. FanPage ha tracciato un quadro (in continua evoluzione) della presenza sul web dei candidati alla carica di Sindaco e i risultati temporanei vedono un Leoluca Orlando molto seguito su Twitter (anche se i suoi 3.000 follower lasciano qualche dubbio…), Aricò e Ferrandelli sono i più “menzionati” e lo stesso Ferrandelli vanta il maggior numero di “like” su Facebook. In attesa dell’esordio su Google+ del candidato Idv Orlando: appuntamento sabato 21 aprile. 

Sono in molti a chiedersi qual è il valore, in termini di voti, di una campagna elettorale sul web in un contesto come Palermo. Massimo Giannetti sul Manifesto:

"Questa fibrillazione via internet sarà pure importante, ma Palermo non è l’America di Obama: qui i frequentatori del web sono soprattutto i giovani e rappresentano soltanto una piccola parte del corpo elettorale, appena il 5-6%. I restanti, quelli che contano, hanno un altro tipo di relazioni. Quello che probabilmente farà la differenza sul risultato finale, e non a caso è l’oggetto del contendere del primo turno, è il cosiddetto voto disgiunto, ossia la possibilità di votare separatamente il candidato consigliere dal candidato sindaco indipendentemente dalle coalizioni di appartenenza".

Voto disgiunto e social network: esiste davvero una linea di demarcazione così netta tra nuovo e vecchio approccio? O meglio, un candidato può evitare nel 2012 la presenza sul web? 


Apr 16

Apr 9

Apr 6

Apr 4
“Abbiamo sempre detto che non potevamo stare con un Pd che stava con Lombardo. Lo abbiamo sempre ripetuto. Lo dicevamo anche prima che fosse stato incriminato. Riteniamo che sia un insulto agli elettori costituire la maggioranza determinante perché possa governare il proprio avversario in un sistema ad elezione diretta.”

Leoluca Orlando


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