Ballottaggi - Pdl e Lega crollano, Terzo Polo svanito, boom di Grillo
Su 26 Comuni capoluogo il Popolo della Libertà ne ha vinti 6 (Lecce, Frosinone, Trapani, Trani, Gorizia e Catanzaro), la Lega Nord 1 (Verona), l’Udc 2 (Cuneo e Agrigento), il Movimento 5 Stelle 1 (Parma). Analizzando i dati elettorali appare netta e schiacciante la sconfitta dei due partiti che hanno governato il paese dal 2008 al 2011, Pdl e Lega.
Il Pdl in particolare arretra in tutto il territorio nazionale (eccezion fatta per Lecce, dove il Sindaco è stato scelto con le primarie, e Catanzaro) con una contrazione a doppia cifra solo in parte giustificabile con l’astensionismo e il travaso di voti su liste civiche collegate. Il blocco Pdl - civiche non ha infatti riscosso alcun successo e non è riuscito a tamponare un’emorragia di voti che alla vigilia sembrava già inevitabile. Cosa è successo? Sicuramente ha giocato un ruolo essenziale la separazione dalla Lega Nord e la fine di un’alleanza decennale che aveva permesso alla coalizione di centrodestra di imporsi in tutte le realtà settentrionali. Il quadro politico locale che emerge da questa tornata amministrativa vede un netto ribaltamento a favore del centrosinistra. Difficile sostenere che tutti i Sindaci uscenti di Pdl e Lega avessero governato male negli ultimi anni. Fondamentale è stata la fine dell’alleanza, la successiva dispersione del voto e in parte l’ingloriosa fine del Governo Berlusconi lo scorso novembre. La miscela di tutti questi fattori ha prodotto un risultato devastante e senza precedenti per il centrodestra italiano.
La Lega Nord ha perso ieri i sette ballottaggi nel lombardo veneto dove era riuscita a superare il primo turno. All’attivo per il Carroccio resta solo il fenomeno Tosi e un Comune di Verona amministrato in modo ben diverso dal populismo di facciata spesso praticato dai leghisti su scala nazionale. Gli scandali giudiziari hanno fatto il resto, riportando la Lega ai livelli del 2007. Parlare di un movimento agli sgoccioli è però profondamente sbagliato, visto che lo zoccolo duro dell’elettorato “padano” resiste: molto dipenderà dagli imminenti congressi regionali e dal successivo congresso federale che potrebbero consacrare la leadership di Maroni e traghettare il partito al di fuori delle sabbie mobili attuali. Il grande problema della Lega sarà riconquistare la fiducia di tutti quegli elettori che negli ultimi anni, dal Piemonte all’Emilia-Romagna, avevano scelto il Carroccio, sorprendendo quasi tutti i politologi. Come testimoniano queste amministrative si trattava per lo più di un voto estemporaneo, dettato da fattori contingenti sui quali la dirigenza leghista avrebbe dovuto lavorare per renderli strutturali. In particolare in regioni “border line” rispetto all’indiscusso lombardo-veneto, come Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria e Toscana, il crollo della Lega è indiscutibile e gran parte dei voti sono finiti ad altri partiti o movimenti capaci di interpretare il malessere e la disillusione sociale. Per Maroni l’impresa sarà davvero ardua in vista delle politiche del prossimo anno.
L’Udc vive di vita propria. La formula Terzo Polo, sperimentata in poche realtà e affossata a Genova con la sconfitta di Musso, è già svanita visti i deludenti risultati di Fli e Api. Il partito di Casini vince correndo da solo a Cuneo e Agrigento, e i dati relativi al primo turno confermano la tenuta a livello nazionale e la crescita solo nelle realtà dove non era alleato con Fini e Rutelli. In base a questi dati Casini ha già certificato la fine del Terzo Polo e nonostante il pressing politico degli (ex)alleati c’è da scommettere che non tornerà sui suoi passi, non con le attuali formule politiche. L’Udc in vista delle nazionali 2013 dovrà scegliere da che parte stare: dal 2008 (anno della separazione da Berlusconi) ad oggi ha alternato l’autonomia dei suoi candidati a scelte di alleanze quanto meno destabilizzanti per l’elettorato di centro. Dare stabilità alla propria offerta politica sarà il grande obiettivo del partito di Casini nei prossimi mesi.
Il Movimento 5 Stelle è il vero vincitore delle amministrative 2012. Il successo dei grillini prescinde dal numero effettivo dei candidati vincenti (4 in totale) perché si colloca in uno spazio politico nuovo ed ancora inesplorato. Il merito che va riconosciuto al M5S è quello di essere riuscito a portare alle urne un numero ancora indefinito di elettori che negli ultimi anni avevano preferito astenersi. Il drenaggio di voti dai delusi di tutti i partiti ha fatto il resto, contribuendo alla consacrazione di questo movimento - partito su percentuali imprevedibili solo qualche mese fa.
La vittoria di Pizzarotti a Parma ha un’importanza simbolicamente rilevante perché si tratta di un successo costruito sulle ceneri di una classe dirigente locale che ha fallito. E su questo fallimento, con i voti decisivi del centrodestra, il M5S si è imposto come alternativa credibile, più credibile di un centrosinistra fuori dalle stanze del potere di Parma da oltre 15 anni. Un altro elemento fondamentale per capire ciò che è successo è l’astensionismo: rispetto a tutto il resto d’Italia nel capoluogo emiliano ha votato più o meno lo stesso numero di elettori del primo turno. Il discorso vale anche per Comacchio, dove ha vinto un altro candidato grillino. Pur trattandosi di esempi isolati e statisticamente minoritari questi dati indicano che il Movimento 5 Stelle ha vinto dove si è votato di più, dove l’astensionismo è rimasto congelato su percentuali accettabili. Alla vigilia nessuno avrebbe scommesso su Parma come città record di affluenza, soprattutto dopo gli scandali politici che ne hanno minato la credibilità.
I partiti dovrebbero prestare molta attenzione ai risultati di queste amministrative: Grillo ha dimostrato di avere una forza catalizzante sull’elettorato stanco e disilluso, convincendo molti cittadini a votare nelle elezioni che hanno segnato un record dell’astensione. Un dato forte e schiacciante, che trascende i risultati dei singoli candidati, e sposta il clima d’opinione sul movimento del comico genovese. In attesa che i candidati vincenti facciano il loro ingresso nella macchina amministrativa. Tra qualche mese saranno i fatti a parlare.